San Benedetto, il Comune perseguirà legalmente chi ha commesso gli abusi

Il 22 febbraio è stato espresso voto unanime dal consiglio comunale dopo l’episodio di gravissimi maltrattamenti agli anziani ospiti di una comunità alloggio

Articolo di Bruno Di Bernardo

4310472_1319_anziani_maltrattamenti_casa_riposo_val_di_sambroIl danno alla comunità c’è stato e sarà perseguito. Questa in sintesi la posizione espressa dal Consiglio comunale, che il 22 febbraio ha messo ai voti e approvato all’unanimità un ordine del giorno con cui impegna il Comune a costituirsi parte civile nell’eventuale procedimento penale che verrà avviato a carico del titolare della comunità alloggio “Il Fornello”.

La notizia dei gravi abusi commessi nella comunità alloggio era stata rilanciata, il 18 febbraio, con dovizia di particolari grazie anche ai filmati realizzati dai carabinieri per inchiodare i responsabili, su tutte le maggiori reti tv nazionali e sui giornali.

Questa popolarità non richiesta, restituita dai media al comune di San Benedetto Val di Sambro, ha provocato una reazione da parte della comunità dei residenti che sindaco e consiglio comunale hanno immediatamente raccolto. Il nome di San Benedetto era infatti estraneo ai fatti di cronaca dai tempi del processo Franzoni, quando il paese si divise in due, sia prima che dopo il verdetto di colpevolezza, affermato dal tribunale, della madre residente in una frazione del comune, di recente tornata libera dopo aver scontato la pena.

Prima di allora, per poter vedere questo comune di 4mila abitanti, sparsi su una dozzina di frazioni, alla ribalta delle cronache, occorre andare indietro nel tempo di decenni, alle due stragi del 4 agosto 1974 sul treno Italicus (12 morti) e del 23 dicembre 1984 sul Rapido 904 (17 morti).

La comunità alloggio “Il Fornello”, attiva da meno di un anno, era gestita da un 52enne, finito in carcere con l’accusa di aver compiuto maltrattamenti e almeno due abusi sessuali su un’anziana ospite, e da sua moglie 53enne, ora agli arresti domiciliari assieme a due operatrici con l’accusa di percosse e comportamenti disumani verso gli ospiti, tutti anziani, della piccola struttura.

«Se il problema è emerso – dice il sindaco Alessandro Santoni attraverso una nota diffusa dall’Unione dei Comuni – è stato grazie al coraggio dimostrato da chi mi ha segnalato alcuni sospetti di cui ho prontamente informato le forze dell’ordine. È un segno di fiducia nei confronti della serietà delle istituzioni. Da qui le indagini che hanno fatto emergere la condotta disumana di un imprenditore che pensava di poter agire indisturbato su questo territorio e poterlo abusare. Non è così: spero passi il messaggio che la nostra è una comunità di persone per bene che non tollerano certi comportamenti».

Con la stessa nota il sindaco ha anche voluto sottolineare la differenza esistente tra le “comunità alloggio” e le “case famiglia”, dal momento che in quasi tutti i servizi giornalistici si è usato il termine improprio di Casa famiglia anziché quello di Comunità alloggio. Per queste ultime strutture, ha precisato Santoni, “è già previsto dalla normativa regionale (dgr 564/2000) un percorso autorizzativo che nei fatti è stato completato dagli enti preposti nel maggio 2018 con la verifica dei requisiti richiesti per questo tipo di attività”, mentre per le case famiglia “le modalità di gestione sono semplificate e sono in corso di approvazione regolamenti più severi”.

Eppure ancora un articolo di Repubblica del 22 febbraio non solo parlava di casa famiglia, riferendosi all’episodio in questione, ma col titolo No alle telecamere nelle case famiglia, non vogliamo il Grande fratello, riportava una dichiarazione dell’assessore regionale Venturi, “se avessi mia madre in una casa famiglia non vorrei telecamere che la riprendessero” spiegando che “in regione abbiamo 500 case famiglia. Considerando sei telecamere stiamo parlando di 6.000 telecamere. E chi guarderebbe 6.000 telecamere 24 ore su 24?”. Argomento, questo contro le telecamere proposte dal consigliere della Lega Daniele Marchetti, che quindi non sta in piedi (…anche aritmeticamente), visto che non di casa famiglia si tratta ma di comunità alloggio. Resta il fatto che una comunità sana e forte come quella di San Benedetto ha lanciato un segnale a chiunque pensasse di venire a commettere altri delitti: sarà perseguito legalmente.

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