Ontani, l’artista detestato dai bigotti

Articolo di Filippfontana_2o Batisti

Il 7 aprile scorso c’è stata la sospirata inaugurazione della fontana di Luigi Ontani a Vergato e le prime immagini dell’opera hanno suscitato commenti della più varia natura sui social e per strada. Chi già ama, chi già odia. O chi, come il senatore leghista Pillon, invoca una colata di cemento per seppellire quella che definisce una porcata. Noi abbiamo contattato Arianna Casarini, storica dell’arte bolognese, per un commento sulla fontana denominata “RenVergatellAppenninMontovolo”. Come definirebbe l’arte di Luigi Ontani? “è un’arte fortemente basata sulla trasgressione delle frontiere tradizionali della morale e del canonicamente accettabile. In un periodo storico e politico come il nostro in cui nuove forme di censura e limitazione delle libertà personali si impongono sempre più prepotentemente nella vita quotidiana dei cittadini, Ontani dice la sua”, spiega Casarini. “Le sue opere reinterpretano in maniera intima e personale mitologie che esprimono un interesse per l’indefinito, il multiforme, riflettono una profonda attenzione alla libertà personale, alla rivalutazione dell’indefinibilità identitaria, alla valorizzazione del sé come centro pulsante di un essere in costante, gioiosa trasformazione senza sensi di colpa.” Perché Ontani può non piacere? “Non stupisce la talvolta reticente, talvolta sospettosa accoglienza con cui le sue opere sono accolte. Il suo disinteresse scanzonato per la conformazione agli standard è molto spesso un atteggiamento complesso da metabolizzare per lo spettatore. Davanti all’innovatività trasgressiva delle sue opere si ha difficoltà forse non tanto a comprenderne l’origine e il significato, ma a connettersi con una tale prorompente indifferenza per il ‘comunemente accettato’”. Però questa fontana nasce per essere pubblica, di tutti. “Proprio per questo e per il fatto che si tratta di Vergato, cioè un luogo così intimamente connesso con la sua personale biografia, la fontana potrebbe simboleggiare una possibilità di dialogo, un tentativo embrionale, di riportare la questione della libertà espressiva e rottura e reinterpretazione della tradizione al centro del dibattito culturale.” Quanto è importante il rapporto della popolazione di Vergato con l’opera?È centrale. Il problema principale di tali interventi monumentali e pubblici, a prescindere dall’importanza storico/artistico/culturale di tali operazioni, è sempre il grado di mediazione con cui essi vengono proposti, discussi e integrati all’interno delle comunità in cui vengono inseriti. Se è vero che un intervento artistico in uno spazio pubblico diventa effettivamente efficace quando il suo valore è riconosciuto più o meno unanimemente come identitario o condivisibile dalla comunità in cui viene ospitato, allora la vera problematica relativa alle reazione contrastanti riguardo all’inserimento dell’opera di Ontani risiede non tanto nel più o meno comprovato valore della stessa (o dell’artista), ma piuttosto nelle problematiche nelle strategie di comunicazione e mediazione che hanno accompagnato la decisione di erigere la fontana.” In altre parole, poiché l’uomo della strada non è un esperto d’arte, i giudizi più che altro dipendono non dalla “bellezza”, ma da come l’opera gli è stata presentata? Esatto. La perplessità di molte di fronte alla creazione di Ontani è un sintomo, più che della validità artistica od estetica di un’opera, del (parziale) fallimento della comunicazione nel valore stesso dell’opera.”

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